Questa sezione comprende registrazioni prodotte dalla divisione italiana di Decca e Deutsche Grammophon. Incisioni che vedono protagonisti sia grandi star internazionali come Claudio Abbado, Riccardo Chailly e Natalia Gutman, che giovani artisti che si stanno affermando nei teatri italiani e mondiali.
Tutte le registrazioni sono naturalmente caratterizzate dal consueto standard artistico e tecnico di Decca e Deutsche Grammophon. | |
Quando nel 1928 George Gershwin eseguì Rhapsody in Blue alla festa di compleanno tenutasi a New York in onore di Maurice Ravel, il compositore francese rimase, come disse egli stesso, “sbalordito” dalla facilità con la quale Gershwin creava complessi legami interni ritmici e dalla potenza e dalla grande velocità con le quali suonava il pianoforte.
Ravel dichiarò alla rivista Musical Digest: “Trovo il jazz molto interessante: i ritmi, il modo di gestire le melodie, le melodie stesse. Ho ascoltato alcune opere di George Gershwin e le trovo intriganti”. All’inizio del viaggio, Ravel andò a vedere il nuovo e imperdibile musical di Gershwin, Funny Face, mentre Gershwin da parte sua assistette a un concerto, insieme a Edgard Varèse e Béla Bartók, che includeva il Quartetto per archi e la Sonata per violino di Ravel. I due uomini andarono anche al Savoy Ballroom nel quartiere residenziale di Harlem per ascoltare un po’ di jazz. Il Savoy era una delle regge dello swing e ospitava i sovrani del jazz. Duke Ellington, Count Basie, Ella Fitzgerald e Chick Webb vi si esibivano regolarmente; “Stompin’ At The Savoy”, disco di successo di Benny Goodman del 1934, è un chiaro riferimento a questa sala da ballo che diede al mondo il Lindy Hop. Maurice Ravel ascoltò dal vivo l’autentico jazz nero; più di quanto la maggior parte dei francesi della sua epoca potesse mai sognare.
Sarebbe dunque corretto presupporre che il Concerto in Sol maggiore per Pianoforte di Ravel fosse un regalo a Gershwin, oltre che un dono di sincero rispetto per i musicisti jazz del Rinascimento di Harlem che aveva ascoltato nei quartieri residenziali di New York?
In realtà, la nozione che il Concerto in Sol maggiore di Ravel fosse la ‘sua’ Rhapsody in Blue mi é sempre parsa problematica. Quando Stefano Bollani, la Gewandhaus Orchestra e Riccardo Chailly incisero la Rhapsody nel 2010, Bollani mise in campo la sua sensibilità di artista jazz per riportare il più celebre brano da concerto di Gershwin alle sue radici basate sull’improvvisazione. Come osservò Leonard Bernstein, qualsiasi delle sue “parti attaccate insieme” potrebbe in teoria essere rimossa, o ri-organizzata, “e il pezzo andrebbe coraggiosamente avanti come prima. Può essere un brano di cinque minuti o un brano di dodici minuti. E in effetti, viene sottoposto a tutte queste modifiche ogni giorno. E rimane sempre e comunque Rhapsody in Blue.”
Rhapsody in Blue rappresentò il primo approccio alle composizioni estese da parte di un compositore che fino ad allora non aveva scritto niente di più ambizioso di una canzone popolare di tre minuti e che era interamente il prodotto dell’industria dello spettacolo, dove tagli e modifiche erano del tutto normali; il Concerto in Sol maggiore di Ravel fu, invece, l’ultima grande opera di un maestro veterano. Per quanto si diletti in fraseologie di stampo jazz, con il brontolio degli ottoni e le civettuole fughe di clarinetto nello stile di Ellington, il Concerto di Ravel possiede una struttura interna tipicamente robusta. Nessuna nota è sprecata, e l’integrità della composizione risulterebbe distrutta da qualsiasi avventato tentativo di tagliarne o adattarne una parte.
Ravel aveva già in precedenza introdotto il jazz nella sua sfera d’azione. La sua opera L’Enfant et les sortilèges datata 1925 include un foxtrot, mentre il movimento centrale “Blues” della sua Sonata per violino potrebbe essere inserito all’interno di Porgy and Bess senza che nessuno se ne accorga. Tuttavia, il Concerto mantiene la sua unicità grazie alla profonda integrazione dell’idioma del jazz, nonché dei ricordi in bianco e nero di quelle serate ad Harlem, che Ravel opera all’interno del suo ideale erudito e istintivamente europeo di come ‘dovesse’ essere un concerto per pianoforte. Corrisponde esattamente al modello del concerto in tre movimenti veloce/lento/un poco più veloce stabilito da Haydn e Mozart; il movimento centrale di Ravel, Adagio assai, é persino modellato intorno al movimento equivalente del Quintetto per clarinetto di Mozart, nel quale il movimento lento offre un momento di calmo riposo dopo tutto quel jazz frenetico e accelerato.
Ma se pur la storia ricorda la sua ultima, grande opera come un concerto “jazz”, il jazz di Ravel era, a differenza di quello di Gershwin, filtrato e illusorio. Il compositore desiderava chiaramente distanziarsi dalla sua fonte. Dopo l’iniziale schiocco di una frusta e il vivace piccolo assolo – combinazione strumentale che molti critici collegano più con l’eredità basca di Ravel che con qualsiasi cosa abbia a che fare col jazz – la melodia d’ispirazione ragtime del pianoforte e i frivoli motivi degli ottoni con effetto wah-wah si fondono infine in una sequenza di sogno ‘in retrospettiva’ annunciata da glissandi di arpe. Il finale Presto di Ravel è dominato dal chiacchierio di un assolo stridulo al clarinetto, un riferimento al clarinetto del jazz classico suonato da musicisti quali Johnny Dodds e Pee Wee Russell. Tuttavia, per dare un tono maggiormente ringhioso e ululante, Ravel scrive per il più acuto clarinetto in Mi bemolle (non per il tradizionale strumento in Si bemolle) – un gioco di destrezza avvertito a livello subliminale che nel 1924 era al di sopra delle capacità di Gershwin. Rhapsody in Blue usa il materiale del jazz per ridare ai musicisti jazz un nuovo modo di re-immaginare la loro musica; l’opera di Ravel è una meditazione calma e dignitosa sul jazz.
Sebbene il Tango di Igor Stravinsky, sentito qui sia nella sua versione originale del 1940 per pianoforte solista sia nell’orchestrazione di Felix Guenther, occupi un mondo sonoro totalmente diverso rispetto a quello di Ravel, entrambe le opere rappresentano delle osservazioni sulle inclinazioni e sulle tecniche idiomatiche di uno stile musicale preso in prestito. L’introduzione di Stravinsky, estesa di proposito; il suo approccio composto alla seconda battuta ritardata storicamente tipica del tango; il suo talento nel racchiudere lo spirito del tango in una melodia che ricorda tutti i tanghi, ma nessun tango, tutto ciò mette a nudo l’archetipo del Tango. Kurt Weill, che come Stravinsky scappò dalla Germania nazista negli anni ‘30, fu motivato a utilizzare forme popolari per esprimere ideali politici. A differenza dell’approccio di Stravinsky che osservava la tradizione del Tango con un microscopio analitico, “Surabaya Johnny” (dal suo musical Happy End del 1929) e “Zuhälterballade” [“La Ballata del Magnaccia”] (da The Threepenny Opera) furono scritte da Weill per essere mascherate da canzoni popolari, e chiaramente Weill sapeva cosa stava facendo poiché divennero effettivamente brani popolari. La canzone dei Kinks “Dead End Street” (scritta da Ray Davies), o il cabaret cupo di Nico and The Velvet Underground potrebbero non essere mai esistiti senza l’esempio di Weill.
Un disco intitolato Sounds of the 1930s si pone inevitabilmente tra l’Europa e l’America, tra l’arte ‘colta’ e il gergo della musica popolare. Negli anni ’30 la musica aveva le sonorità di Benny Goodman, che portava il jazz delle big band per la prima volta alla Carnegie Hall, o quelle di Ionisation di Varèse? Quelle delle Andrews Sisters o quelle di Bartók? Quelle di Moses und Aron o quelle di “Somewhere Over The Rainbow”? Quelle di Charles Ives o quelle di Erich Korngold?
La suite del balletto Mille e una notte [“A Thousand and One Nights”] (1931) di Victor de Sabata, che fu portato in scena per la prima volta a La Scala di Milano, riunisce in sé tutte queste fila storiche. De Sabata fu uno dei più grandi e stimati direttori d’orchestra italiani della metà del secolo. Diresse la prima de L’Enfant et les sortileges di Ravel e non vi é dubbio che avesse imparato una o due cose dal grande compositore francese a proposito della fusione di stili. Mille e una notte è musica da direttore d’orchestra: di corporatura robusta, sfacciatamente sicura di sé, concepita con straordinaria facilità e comprensione delle dinamiche interne di un’orchestra sinfonica. Sette scene di Giuseppe Adami, librettista della Turandot di Puccini, fornirono l’ambientazione a de Sabata. L’azione passa dall’antica ed esotica Persia all’America dell’Era del Jazz – un pretesto perché de Sabata scrivesse un foxtrot, un tango e due valzer e immaginasse un paese delle meraviglie musicale dove Richard Strauss e Fred Astaire potessero coesistere. Cosa che negli anni ‘30 accadeva realmente.
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Ramin Bahrami, pianista iraniano, ha portato più volte la musica di Bach nella classifica GKF TOP100 della musica italiana più venduta: dall’incredibile exploit dell’Arte della Fuga (2007) a quello dei concerti (2011).
La sua storia e la sua devozione, quasi maniacale e monotematica, alla musica di Johann Sebastian Bach, hanno fatto commuovere e appassionare il mondo: soprattutto Ramin avuto il pregio di avvicinare un nuovo pubblico alla musica del grande compositore, grazie alle sue interpretazioni fresche e moderne.
L’etichetta Decca, con cui Bahrami ha debuttato nel 2004 con le “Variazioni Goldberg”, prosegue il sodalizio artistico con l’artista anche in questa nuova sfida interpretativa, con la pubblicazione delle Suites Inglesi, già eseguite diverse volte dal vivo.
Ramin Bahrami definisce così la musica del “Kantor”: “Bach è la più alta forma di democrazia in musica e in lui coesistono i più differenti elementi in armonia e magnificenza.“
La registrazione, secondo la volontà dell’artista, è dedicata alla memoria del Maestro Alexis Weissenberg.
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A cinque anni dalla pubblicazione degli Studi si conclude con questa incisione l'integrale chopiniana dell'artista.
Le incisioni hanno da subito suscitato l'entusiasmo della critica italiana e internazionale. Le Mazurke, pubblicazione conclusiva, sono raccolte in un cofanetto da tre cd che contiene anche composizioni meno note del grande artista polacco.
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Una bellissima registrazione dal vivo realizzata nel marzo 2010 per celebrare i 10 anni di attività de I Solisti di Pavia, ensemble fondato e diretto da Enrico Dindo.
Dopo il successo delle Suites di Bach (2CD 476 4226), Dindo dedica nuovamente la sua attenzione al repertorio barocco con 6 Concerti per violoncello di Antonio Vivaldi, sicuramente i più belli ed originali dei 35 scritti per questo strumento.
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Le quattro stagioni/Concerti per flauto: La Notte, Il Cardellino, La tempesta di mare, Il Gran mogol Andrea Griminelli, con i Solisti Filarmonici Italiani, ha dedicato la sua ultima incisione alle musiche di Vivaldi, scegliendo di interpretare concerti “a titolo” – ciascuno di essi è infatti accompagnato da un titolo descrittivo, la musica quale interpretazione di un fenomeno naturale.
Le Quattro Stagioni sono state trascritte per flauto dallo stesso Griminelli, mentre nella scelta del restante repertorio da interpretare l’artista ha voluto dare priorità a tre celeberrimi Concerti per flauto (La notte, La tempesta di mare e Il Cardellino) accostandoli al meno noto ma altrettanto interessante Il Gran Mogol, uno dei concerti “nazionali” (il Gran Mogol è l’India) che Vivaldi dedicò a ciascuno dei quattro Paesi che all’epoca dominavano Oriente e Occidente (gli altri tre sono La Francia, La Spagna e L’Inghilterra). Un concerto che è stato recentemente riscoperto e raramente interpretato, che vede in questa di Andrea Griminelli la sua prima incisione in Italia.
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Dopo il grande successo dei concerti di Bach diretti da Riccardo Chailly alla guida del Gewandhausorchester e interpretati al pianoforte da Ramin Bahrami, Decca li pubblica nuovamente in edizione deluxe, con un secondo CD a prezzo speciale.
Il CD bonus contiene interpretazioni di Ramin Bahrami, riconosciuto interprete bachiano di riferimento, tra cui la Suite Inglese No. 4 BWV 809 in prima pubblicazione assoluta.
Oltre a questa, sono presenti nel secondo CD la Suite Francese N. 1 BWV 812, i Preludi e Fughe BWV 849, 870 e 883, Le invenzioni a due voci BWV 778 e 786, le Sinfonie a tre voci BWV 794 e 798, il Contrapunctus I, BWV 1080.
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Roberto Prosseda celebra l’anno lisztiano con un’incisione interamente dedicata all’Italia, che comprende oltre alla raccolta di brani composti da Liszt durante il suo primo soggiorno italiano tra il 1837 e il 1839, nota come Années de Pèlerinage – Italie, anche le Deux Légendes , composte a Roma e ispirate ad episodi della vita di due importanti Santi italiani (San Francesco D’Assisi e San Francesco di Paola) e l’Ave Maria “Die Glocken von Rom” (Le campane di Roma), brano molto raro, scritto anch’esso nel 1862 a Roma.
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"L'inquieta sismografia espressiva del Quintetto [di Dvorak] è resa, in questa interpretazione, con coinvolgente aderenza. I musicisti del Quartetto Savinio, con il pianista Matteo Fossi, non hanno timore di abbandonarsi, di fingere di perdere il controllo, né per eccesso, né per difetto. Nell'attesa come nella precipitazione. Molto accurata, in questa prospettiva, la costruzione dei finali di primo e ultimo movimento, dove prevale un impeto quasi nietzchiano di danza. La navigazione resta sempre certa, grazie alla calibratura dei piani sonori, nel gioco delle entrate, delle risposte, delle attese. Non c'è una sola voce sovraesposta o sacrificata, nell'ansia di farsi notare o - rischio opposto - nel timore di non farsi sentire. Si realizza così il primo principio, e obbligato, richiesto a chi suona musica da camera: fare un passo indietro, per ascoltarsi meglio. Farlo tutti, tutti insieme, per diventare, ciascuno, protagonista."
Sandro Cappelletto, dalle note di copertina
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Silvia Chiesa e Maurizio Baglini sono una coppia affiatata, nel lavoro e nella vita, affermazione che trova evidente riscontro quando si ascolta questa incisione pubblicata su etichetta Decca, nella quale i due artisti hanno voluto interpretare alcune delle pagine più celebri della letteratura per violoncello e pianoforte: le due Sonate di Brahms e il celeberrimo "Arpeggione" di Schubert.
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Con questo disco Paolo Restani completa la registrazione delle Variazioni per pianoforte di Brahms, con una seconda incisione in cui dimostra una maestria non comune.
Il precedente album, pubblicato nel gennaio 2010, ha ricevuto critiche d'eccezione:
"Un'esecuzione di un folgorante virtuosismo mai fine a se stesso" AMADEUS
"Non esiste oggi probabilmente incisione più autorevole di questa" THE CLASSIC VOICE
Questo secondo disco è arricchito da una bonus track, lo Studio sull'Improvviso Op. 90 n. 2 di Franz Schubert.
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Edoardo Catemario, chitarrista affermato sulla scena italiana e internazionale, firma un secondo album [il primo è Recuerdos, pubblicato nel 2010, sempre su etichetta Decca] dedicato ad alcune delle pagine più celebri della musica spagnola per chitarra sola. I compositori dei brani da lui scelti sono tra i nomi più grandi della musica spagnola: De Falla, Albéniz, Torroba, Turina, Mompou e Segovia.
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A soli 20 anni il pianista russo Daniil Trifonov è il nuovo fenomeno del pianismo mondiale: nell’arco di tempo di un anno si è affermato in alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali:
- Primo Premio al 14° Concorso Internazionale Tchaikovsky di Mosca (2011)
- 1° Premio al Concorso Internazionale Arthur Rubinstein di Tel Aviv (2011)
oltre a 3 Premi speciali (Migliore esecuzione per la Musica da camera, Miglior esecuzione di Chopin e Premio del pubblico)
- 3° posto al Concorso Internazionale Chopin oltre al Premio per la migliore esecuzione delle Mazurke
La vittoria al Tchaikovsky proietta definitivamente questo giovane talento nell’olimpo delle star mondiali come accadde nel 1958 ad un altro giovane pianista americano fino ad allora sconosciuto alla gran parte del pubblico internazionale: Van Cliburn.
Da poche settimane è disponibile il suo nuovo CD registrato dal vivo a Venezia e Sacile prima del concorso Chopin a testimonianza di un talento evidente a prescindere dagli eccezionali risultati ottenuti in seguito. In effetti bastano pochi minuti per constatare come un'impeccabile tecnica si accompagni a una maturità non comune che fanno di Trifonov una delle nuove stelle del pianismo mondiale.
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Francesco D'Orazio ha voluto raccogliere in questo disco tutte le musiche che il compositore francese ha dedicato al violino. Ne emerge quindi un cd di notevole interesse, poiché vi si può ascoltare un'ottima esibizione non solo delle musiche più note, quali la sonata per violino e pianoforte o la Tzigane ma anche pagine di rara esecuzione e meno note al grande pubblico, quali la Sonata postuma e la Berceuse.
Lo accompagnano in questo percorso altri due valenti musicisti italiani, Nicola Fiorino (violoncello) e Giampaolo Nuti (pianoforte).
Le note di Enzo Restagno, noto critico e tra i massimi esperti di Ravel, aggiungono valore a questa pubblicazione.
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Due capolavori della letteratura cameristica nell'interpretazione del Quartetto della Scala e Paolo Restani. Un progetto discografico che nasce a seguito dei numerosi concerti che gli artisti hanno tenuto con questo programma, attraverso i quali hanno maturato una formidabile intesa tecnica e stilistica.
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Finalmente disponibili i cinque Concerti per tastiera di Johann Sebastian Bach registrati dal vivo poco meno di un anno fa a Lipsia, la città del grande genio tedesco.
Protagonisti di questa iniziativa due bachiani d’eccellenza riconosciuta: Riccardo Chailly con l’Orchestra del Gewandhaus e Ramin Bahrami, pianista iraniano che ha dedicato tutta la sua vita artistica al compositore.
Riccardo Chailly è reduce dello strepitoso successo della Rapsodia in Blu (oltre 20 settimane ininterrotte nella classifica pop di cui 3 nella Top Ten, Disco d’oro, oltre 55.000 copie vendute).
Ramin Bahrami è considerato uno dei più importanti interpreti bachiani in attività: ha già conquistato le vette della classifica pop con l’Arte della Fuga e la musicha di Bach è diventata la sua missione artistica per un’incredibile serie di coincidenze familiari e politiche che l’hanno portato a lasciare l’Iran e trasferirsi prima in Italia e poi in Germania.
“Un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale…”(Leipziger Volkszeitung, dai concerti tenuti a Lipsia nel 2009).
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Quando si dice avere la musica nel sangue: questo Trio è composto da tre fratelli (Barbara, Giada e Klaus Broz) perfettamente affiatati fra loro, con la passione per la musica che traspare in ogni istante di questa incisione, nella quale i tre giovani artisti hanno voluto interpretare il celebre Divertimento KV 563 di Mozart accostandolo a una pagina musicale meno nota in prima registrazione mondiale assoluta, il Trio per archi in re maggiore di Franz Xaver Süssmayr.
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Una splendida incisione del capolavoro bachiano realizzata da uno dei più grandi talenti internazionali.Così Enrico Dindo commenta questa registrazione in una breve intervista contenuta all’interno del booklet del disco: “Alla fine credo di essere arrivato ad una soluzione che ritengo equilibrata e affascinante, ho deciso semplicemente di armonizzare i suggerimenti originali di Bach mediandoli con l’uso di un violoncello che in termine tecnico siamo soliti definire ‘montato moderno’.
Cercando di rispettare le linee originali del fraseggio, la velocità di scorrimento delle varie danze è venuta naturalmente in superficie. Riguardo al suono, ho scelto di abbassare il la a 418, per ottenere una maggior morbidezza di colore più vicina ad uno strumento barocco”.
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Il nuovo CD di Alexander Romanovsky dedicato alle Variazioni Diabelli di Beethoven conferma le straordinarie doti interpretative di questo giovane artista russo: una musicista completo dove intelligenza musicale, tecnica e personalità si fondono perfettamente.
Descritto da Carlo Maria Giulini come "un pianista di grande talento", Alexander Romanovsky si è affermato sulla scena internazionale vincendo il I° Premio del prestigioso Concorso Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano, all’età di diciassette anni.
Hanno fatto seguito due CD sull’etichetta Decca con le musiche di Schumann, Brahms e Rachmaninov che sono stati altamente acclamati dalla critica internazionale.
Il New York Times ha definito Romanovsky "speciale, non solo possiede una tecnica straordinaria e la creatività nei colori e nella fantasia, ma è anche un musicista sensibile e un lucido interprete."
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Una bellissima antologia di alcuni tra i più celebri brani - originali e trascritti - del repertorio classico. Dai celebri brani utilizzati che commentava gli intervalli della RAI ("Toccata/Paradisi, Passacaglia/Handel e Sarabanda/Couperin), alla "Sarabanda" di Handel del film Barry Lyndon, dall'"Adagio" di Albinoni al "Largo" dall'Inverno di Vivaldi magistralmente interpretate da Floraleda Sacchi.
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Una delle più antiche orchestre del mondo l'Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, “classica” per definizione, diretta da Riccardo Chailly, celeberrima nelle più diverse pagine della musica sinfonica, da Bach passando da Mozart, Mendelssohn, Beethoven, Schumann e Mahler per arrivare alla musica contemporanea, si unisce a Stefano Bollani, un pianista italiano appartenente alla più alta sfera jazzistica internazionale.
Il repertorio scelto, rigorosamente di George Gershwin, ci trascina nelle atmosfere degli anni ‘20 e ‘30 del ‘900, nel pieno della cultura americana del Secolo breve, nel mondo dello “swing”: un’atmosfera di confine fra la grande tradizione classica e l’altrettanto grande tradizione jazz, due mondi non sempre facili da conciliare.
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Il nuovo album di Roberto Prosseda ci conduce in un viaggio tra le pagine più belle della produzione pianistica di Robert Schumann. Un CD di straordinaria intensità emotiva e poetica. Così ha scritto Peter Korfmacher, prestigioso critico del Leipziger Volkszeitung:"Grazie alla sua arte di cesellare i suoni, riesce a far emergere la magia, dando adeguata voce alla sua cultura del tocco". E ancora: "Questa è arte pianistica del più alto livello, che diventa evidente prima di tutto nell'infinita abbondanza di colori e nuances che ottiene dal pianoforte, specialmente nelle regioni ai confini con il silenzio, che sono preziose per questo genere di musica".
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Il nuovo album di Floraleda Sacchi è interamente dedicato ai grandi autori spagnoli che hanno composto brani inspirandosi alle danze tradizionali.
Un programma affascinate che comprende la prestigiosa prima registrazione mondiale della "Danza de la Amapola" di Joaquin Rodrigo.
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A prezzo speciale, in un cofanetto da due cd, sono disponibili queste due preziose incisioni di Carmela Remigio.
Entrambe le incisioni sono arricchite da rarità non facilmente ascoltabili; in particolare il cd rossiniano è un omaggio alla musica da camera del Maestro pesarese, conosciutissimo per la produzione operistica, ma assai meno per questo genere musicale: l'ascoltatore troverà non poche sorprese.
Il tutto con l'accompagnamento sapiente di Leone Magiera, uno dei massimi esperti in vocalità degli ultimi quarant'anni.
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Il nuovo progetto bachiano di Ramin Bahrami è dedicato alle Suites Francesi, capolavoro molto popolare non solo tra gli appassionati ma anche tra gli studenti in quanto considerato uno dei capisaldi della letteratura pianistica anche a livello didattico. Questa registrazione è caratterizzata da alcuni importanti elementi che la rendono unica:
► La registrazione è eccezionalmente disponibile in UN SOLO CD.
► L´inserimento del Preludio in mi maggiore del I° volume del Clavicembalo ben Temperato come apertura della Suite n. 6, scelta derivata dall’utilizzo della partitura manoscritta di Heinrich Nikolaus Gerber che lo antepone all'Allemanda.
► Sempre nella Suite n. 6 il Menuet Polonaise e il Petit Menuet sono stati considerati come Minuetti I e II, di conseguenza l´ordine delle danze della Suite risulta il seguente: Preludio, Allemanda, Corrente, Sarabanda, Gavotte, Menuet Polonaise-Petit Menuet, Bourrée, Gigue
►Nella Suite n. 2 è presente anche il Meneuet II, raramente eseguito
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Un disco di rarità eccezionali per il debutto del duo Fossi-Gaggini per Universal: l'integrale sinfonica brahmsiana rivive in splendide trascrizioni per due pianoforti.Le sinfonie n.1 e n.2 furono trascritte da Robert Keller e approvate dall'autore, mentre le due successive furono trascritte da Brahms stesso.
Una luce nuova per quattro grandissimi capolavori della storia della musica.
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