Danilo Rea

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BIOGRAFIA

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“Questo per me è un periodo particolarmente felice sia per quanto riguarda la mia vicenda professionale e sia per quanto riguarda la mia vita. Così, ho pensato che fosse arrivato il momento di fare un bilancio, o meglio di raccontare grazie alla musica, ai brani di questo disco tutta la mia storia, tutti questi anni in musica. Le composizioni dell’album riflettono tutti gli aspetti della mia personalità e del mio stile. Sono state tutte scritte per l’occasione tranne “Little Blue Birds”, brano che avevo già inciso qualche anno fa, quando ho partecipato alla realizzazione di So Right, l’album di Maria Pia De Vito dedicato in gran parte al repertorio di Joni Mitchell. Però, quella inserita in INTROVERSO è una versione nuova, che ho registrato appositamente proprio in compagnia di Maria Pia De Vito”.

Così, un anno fa il pianista Danilo Rea annunciava l’uscita per il circuito delle edicole di INTROVERSO. Ora l’album viene pubblicato in una nuova versione che comprende un CD in più, nel cui repertorio spiccano una serie di brani registrati da Rea in felice solitudine lo scorso tredici giugno negli studi della Casa del Jazz a Roma. Una “session” particolarmente riuscita e ispirata, che conferma quanto quella del “piano solo” sia la scelta stilistica ideale per un artista così sensibile e maturo. Questi brani aggiungono nuovi colori e sfumature per un album che è soprattutto un vero e proprio autoritratto in musica.

La realizzazione di INTROVERSO ha comunque permesso al pianista di ritrovare alcuni preziosi compagni viaggio, gli stessi con i quali ha dialogato in stagioni diverse della sua vicenda artistica.
“Questi musicisti hanno rappresentato dei momenti particolarmente importanti nel corso della mia carriera. Ad esempio, per due brani ho riformato il Trio di Roma, il gruppo jazz, composto dal contrabbassista Enzo Pietropaoli e dal batterista Roberto Gatto, con il quale ho esordito, molti e molti anni fa. In altri brani sono al fianco dei Doctor 3, sempre con Enzo e con Fabrizio Sferra alla batteria, trio che è stato sulle scene per più di dieci anni. Ovviamente, la presenza di amici, di musicisti con i quali suono da tanto tempo è stata particolarmente importante nel corso della registrazione di questo lavoro. Oltre a questi, sono particolarmente legato ai brani che ho inciso con la sezione archi diretta da Marcello Sirignano, perché riflettono in pieno il mio gusto melodico”.
Altri brani dell’album sono scaturiti invece dalla collaborazione con Martux – m (Maurizio Martusciello), che risponde allo stile del pianista con delicate e riuscite trame elettroniche.

Nonostante queste esplorazioni, lo stile di Danilo Rea, audace improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica, è comunque ancora profondamente legato al jazz. E’ questo il linguaggio che pervade la sua ricerca.
“ A me piace molto improvvisare, trovare all’istante delle chiavi di lettura originali e personali per i brani che eseguo. L’improvvisazione da sempre è una componente fondamentale del jazz, quindi in quanto musicista che rispetta e pratica l’improvvisazione mi considero ancora e soprattutto un musicista jazz. Credo anche che il jazz sia, o meglio debba essere uno stile in continua evoluzione, aperto al dialogo con altri generi e con altri modelli espressivi e così cerco sempre di trovare nuove suggestioni e nuove possibilità creative. Del resto, la storia del jazz è sempre stata segnata dall’incontro con altri stili”.
Proprio per questa sua continua disponibilità al confronto e per la sua capacità di giocare a tutto campo, Danilo Rea è diventato uno dei musicisti più rappresentativi nella scena jazz italiana degli ultimi decenni.
Nato a Vicenza nell’agosto del 1957, Rea si è presto stabilito a Roma, dove ha condiviso i primi anni d’attività con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto nel Trio di Roma. Un’esperienza che ricorda così: “Sicuramente la nascita del Trio di Roma ha sancito il mio ingresso nel mondo del jazz. Nei primi anni d’attività abbiamo avuto la possibilità di collaborare con grandi nomi del jazz internazionale: da Art Farmer a Steve Grossman, da Chet Baker a David Liebman, a Randy e Michael Brecker”. Contemporaneamente alla pratica jazzistica, il pianista, in quel periodo, era rimasto profondamente colpito anche dall’esperienza inglese del progressive rock, dal pop nobile di Burt Bacharach per poi diplomarsi nel 1980 in pianoforte classico presso il conservatorio di Santa Cecilia di Roma.
“In realtà ho cominciato con il piano classico e ovviamente non posso e non voglio dimenticare questa tradizione. E’ un patrimonio prezioso e che continua ad ispirarmi. Più in generale, credo che per un musicista sia importante muoversi in tante direzioni, mantenendo comunque la propria identità. Anche quando studiavo al conservatorio, ascoltavo i Beatles o i classici del pop di Burt Bacharach e Hal David, poi la sera correvo in un jazz club, e tutte questi stili mi hanno regalato emozioni molto forti e mi hanno insegnato molto”.

Per la sua formazione si rivelerà molto importante anche la collaborazione con il contrabbassista Giovanni Tommaso in una lunga tournée del New Perigeo, che in quell’occasione affiancò Riccardo Cocciante e Rino Gaetano.
Più in generale, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo, Danilo Rea partecipò attivamente alla crescita impetuosa della scena jazzistica di Roma, città in cui in quel periodo gravitarono molti musicisti italiani e internazionali di grande spessore.
“In seguito – ricorda Rea - furono importanti anche le partecipazioni ai progetti di Maurizio Giammarco per i Lingomania o quelle al fianco di grandi maestri come il batterista Peter Erskine che militava nei Weather Report o con il contrabbassista Marc Johnson”.
Alla carriera di pianista jazz, Rea ha affiancato collaborazioni importanti con artisti del calibro di Mina, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Pino Daniele, Fiorella Mannoia e più recentemente Gino Paoli.
Nella seconda metà degli anni ’80 ha fondato con Enzo Pietropaoli e con il batterista Fabrizio Sferra i Doctor 3, trio che in oltre dieci anni di attività ha magistralmente messo in scena un repertorio in perfetto equilibrio tra jazz, pop e rock.

“Credo che INTROVERSO racconti perfettamente tutta la mia carriera. Ogni brano riflette un momento, una suggestione particolare. Il jazz, l’improvvisazione, la melodia, il pianoforte classico, l’elettronica. C’è tutto, o almeno spero…”.

(Foto: Beniamino Girotti)

DISCOGRAFIA


ALBUM

cover album

Introverso

2008   CD




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