Madeleine Peyroux

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BIOGRAFIA
“L’unica cosa che conta è la canzone”, dice la cantantautrice Madeleine Peyroux. Questo convincimento, unito a una voce unica nel suo genere, ha portato l’artista jazz da esibirsi per le stade di Parigi al riconoscimento universale.
Grazie a interpretazione intense quanto originali di grandi classici e di repertorio più moderno (Leonard Cohen, i Beatles), Madeleine ha dimostrato di essere una profonda, autentica “interprete” già a partire dalla accuratissima scelta del materiale.
Il suo nuovo album, The Blue Room, vede questa cantante adusa a fondere I generi ricreare alcune gemme epocali, con la rinnovata collaborazione (di vecchia data) del produtore Larry Klein (già con Joni Mitchell, Walter Becker, Tracy Chapman, Herbie Hancock)
Il risultato è un album di grande eleganza, che più che travalicare I generi pare fonderli, creando un sound del tutto inedito.
Lo spunto di partenza di The Blue Room avrebbe dovuto essere una rivisitazione da parte di Klein di un classico di Ray Charles, Modern Sounds In Country And Western Music, ma fin da subito l’album prese una strada autonoma, ben lontana dal mero omaggio all’originale.
“Madeleine e io abbiamo deciso di spaziare verso altre canzoni che amiamo” spiega Klein “per cui oltre a temi già nel vecchio album ABC Paramount come “Bye Bye Love,” “Born To Lose,” “You Don't Know Me” e il quasi-inno “I Can't Stop Loving You”, figurano “Guilty” di Randy Newman, “Desperadoes Under The Eaves” di Warren Zevon e “Gentle On My Mind” di John Hartford.
“La ‘pietra milare’ culturale posta da Ray Charles con il suo album è sempre stata parte di me” dice Larry Klein “e quando il progetto prese forma Madeleine ne era già parte”.
“Così come Charles che nel 1962 fuse R & B, Gospel, Country e Jazz, Madeleine si situa in un punto in cui gli stili si mescolano, tra Jazz, Blues, Country e Pop”. Le ‘canzoni leggere’ hanno una sorta di ‘scura corrente sotterranea’ con la quale Kein sapeva che ‘Madeleine sarebbe stata in grado di relazionarsi nel modo più naturale”.
Per The Blue Room Larry Klein ha convocato il tecnico del suono vincitore di Grammy Helix Hadar e musicisti stellari come Dean Parks. Larry Goldings, Jay Bellerose e David Piltch. E in più ha aggiunto a questo ensemble un’orchestra ispirata dagli straordinari arrangiamenti curati da Vince Mendoza (Joni Mitchell, Robbie Williams, Björk e Elvis Costello).
La magistrale scrittura orchestrale di Mendoza è il perfetto complemento alla ricerca musicale di Madeleine. Gli arrangiamenti aereie rarefatti sono la ela più adatta per la tavolozza musicale di Madeleine, sposandosi nel modo più naturale alla sua voce.
Con la sesta traccia del nuovo album, “Bird On The Wire” di Leonard Cohen, Madeleine torna all’immaginifica opera del poeta, ritornando ai fasti di “Dance Me To The End of Love” da Careless Love: qui, se possibile, gli archi di Mendoza rendono ancora più intenso l’effetto.
Grazie al sensibile accompagnamento delle chitarre di Parks, la batteria evocativa di Bellerose, il basso di Pitch e – come già in “Dance Me To the End of Love” – l’vattato pianoforte di Larry Goldings, Madeleine è in grado di mettere sotto nuova luce su di un classico tanto noto.
The Blue Room è da considerarsi una nuova pietra miliare in un libero percorso musicale iniziato a Parigi, quando ‘irresistibilmente attratta dalla musica della strada’ una Madeleine Peyroux quindicenne lasciò la scuola per unirsi ad una band ituinerante di jazz e blues.
“Qualcuno mi porse delle rigistrazioni della giovane Billie Holiday realizzate per la Columbia, e mi insegnò ad imparare le canzoni”. Ma Madeleine non assorbì non solo le melodie, gli accordi, lo stile vocale e il modo di articolare le frasi, ma anche la forza, quasi la presenza fisica della grande cantante. “È stato grazie allo studio dello stile di Bille che ho imparato ad ascoltare me stessa”.
Anni dopo, il suo talento fu notato in un club newyorchese da Yves Beauvais della Atlantic Records che portò Madeleine a firmare per l’etichetta e coprodusse il suo album d’esordio Dreamland. La voce velata incantò critica e appassionati, ma fu Careless Love (2004) a rappresentare una pietra miliare per l’artista, conquistandole l’umanime consenso e portando ad una collaborazione con Larry Klein lungo l’arco di ben quattro album.
È una lunga strada partire dalle strade di Parigi e approdare ad incidere con alcuni tra i più grandi musicisti della scena mondiale. Ma ancora oggi, dove altri si sarebbero lasciati comodamente cullare nel plauso unanime della critica, questa umile e affascinante artista non smette di esplorare nuovi terreni, mostrando una volta di più di desiderare, così come il jazz, nuove opportunità.
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