RAIZ:UNO Il nuovo album verrà pubblicato da Universal Music a fine settembre
10 Novembre 2004
RAIZ: WOP E' IL NUOVO SINGOLO TRATTO DALL'OMONIMO ALBUM
Da lunedì 15 novembre il video sarà in rotazione su tutti i canali musicali
All’anagrafe risulta come Gennaro Della Volpe. Alle cronache musicali s’è presentato come Rais, Raiss, Raiz. Uomo dai mille nomi e dalle mille collaborazioni, ma soprattutto voce caliente della Napoli affermatasi all’inizio degli anni Novanta, quando esplodeva la Tangentopoli locale e, tra club del centro storico e centri sociali, esplodeva soprattutto una nuova scena di talenti musicali capaci di coniugare tradizione e modernità, Partenope e il resto del mondo. Fin dall’esordio, nel 1992, gli Almamegretta rappresentano the next big thing dell’italian wave, il punto di riferimento per il suono di un decennio. Reggae e funky esplodono nell’ugola carnale di Gennaro e scoprono le proprie origini partenopee, tra una tammurriata e un canto a fronna.
Con gli Alma Raiz raccoglie recensioni entusiastiche, registra album-capolavori, infiamma le notti, scopre quant’è difficile lavorare per una piccola etichetta indipendente come per una major.
Ma la sua curiosità e il bisogno di crescere lo portano spesso ad andare "oltre" la band: la sua voce incontra i Massive Attack, Pino Daniele, i Letfield, gli Orchestral World Groove di Gaudì, gli Asian Dub Foundation, Mauro Pagani, dà vita al progetto Ashes con Bill Laswell ed Eraldo Bernocchi, si fa sentire nel "Tangerine cafè" di Luigi Cinque come nell’esperimento sulla taranta salentina di Stewart Copeland. E poi il teatro (Brecht con i Cantieri Teatrali Koreja, i readings canori su versi della beat generation) e il cinema come attore ("Cuore scatenato", il western siciliano di Gianluca Sodaro) e come autore di colonne sonore ("Luna rossa" di Antonio Capuano").
"Wop", il suo primo album da solista, prodotto da Paolo Polcari e Roberto Vernetti, viene pubblicato da Universal nel 2004.
Ugola carnalissima, verace, napoletana, italiana, europea, araba, terrona, cosmopolita, apolide, orgogliosamente wop, quasi ad aggiornare i racconti di John Fante in chiave no global.
Il bouzouki di Mauro Pagani apre le danze di un disco che parla di amore, convivenza, meticciaggio. Un inno panteista alla vita, sospeso tra la rabbia per quello che tutti vediamo attorno a noi e la voglia di cogliere l’attimo, di lasciarsi cullare dal respiro sensuale di una donna, ma anche di madre natura.
Raiz è uscito dal gruppo, ma prima di lui era uscito Paolo Polcari, altro fiore felice senza radici, napoletano a Londra pronto a giocare coi suoni elettronici, coi beat radicali. Ricomposto con l’antico compagno di note il dream-team degli anni Novanta, Rino riparte con la consapevolezza di essere ancora e sempre un’anima migrante.
Con voce unica, indiscutibilmente una delle più belle della scena italiana di oggi e forse di sempre, si muove tra Sergio Bruni ed Oum Kalsoum, Pier Paolo Pasolini e Omar Kayyam, i Transglobal Underground e Pino Daniele, i figli di Annibale e i figli dell’11 settembre. Usa le lingue che gli appartengono (il napoletano, l’italiano e l’inglese) per raccontarsi attraversando le musiche gli appartengono (il reggae, il soul, la forma canzone). Insomma, l’odissea consapevole di un wop, come un tempo si chiamavano gli emigranti italiani in America, lavoratori senza documenti.
Il prossimo settembre verrà pubblicato il secondo album da solista dal titolo “Uno”.
Con gli Alma Raiz raccoglie recensioni entusiastiche, registra album-capolavori, infiamma le notti, scopre quant’è difficile lavorare per una piccola etichetta indipendente come per una major.
Ma la sua curiosità e il bisogno di crescere lo portano spesso ad andare "oltre" la band: la sua voce incontra i Massive Attack, Pino Daniele, i Letfield, gli Orchestral World Groove di Gaudì, gli Asian Dub Foundation, Mauro Pagani, dà vita al progetto Ashes con Bill Laswell ed Eraldo Bernocchi, si fa sentire nel "Tangerine cafè" di Luigi Cinque come nell’esperimento sulla taranta salentina di Stewart Copeland. E poi il teatro (Brecht con i Cantieri Teatrali Koreja, i readings canori su versi della beat generation) e il cinema come attore ("Cuore scatenato", il western siciliano di Gianluca Sodaro) e come autore di colonne sonore ("Luna rossa" di Antonio Capuano").
"Wop", il suo primo album da solista, prodotto da Paolo Polcari e Roberto Vernetti, viene pubblicato da Universal nel 2004.
Ugola carnalissima, verace, napoletana, italiana, europea, araba, terrona, cosmopolita, apolide, orgogliosamente wop, quasi ad aggiornare i racconti di John Fante in chiave no global.
Il bouzouki di Mauro Pagani apre le danze di un disco che parla di amore, convivenza, meticciaggio. Un inno panteista alla vita, sospeso tra la rabbia per quello che tutti vediamo attorno a noi e la voglia di cogliere l’attimo, di lasciarsi cullare dal respiro sensuale di una donna, ma anche di madre natura.
Raiz è uscito dal gruppo, ma prima di lui era uscito Paolo Polcari, altro fiore felice senza radici, napoletano a Londra pronto a giocare coi suoni elettronici, coi beat radicali. Ricomposto con l’antico compagno di note il dream-team degli anni Novanta, Rino riparte con la consapevolezza di essere ancora e sempre un’anima migrante.
Con voce unica, indiscutibilmente una delle più belle della scena italiana di oggi e forse di sempre, si muove tra Sergio Bruni ed Oum Kalsoum, Pier Paolo Pasolini e Omar Kayyam, i Transglobal Underground e Pino Daniele, i figli di Annibale e i figli dell’11 settembre. Usa le lingue che gli appartengono (il napoletano, l’italiano e l’inglese) per raccontarsi attraversando le musiche gli appartengono (il reggae, il soul, la forma canzone). Insomma, l’odissea consapevole di un wop, come un tempo si chiamavano gli emigranti italiani in America, lavoratori senza documenti.
Il prossimo settembre verrà pubblicato il secondo album da solista dal titolo “Uno”.
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