111 ANNI DI DEUTSCHE GRAMMOPHON
Quest’anno Deutsche Grammophon compie 111 anni: la ricorrenza viene solennizzata da una serie di fantastiche nuove pubblicazioni antologiche, a tiratura limitata e a prezzo speciale, che ripercorrono la storia e i successi della più importante e prestigiosa etichetta al mondo di musica colta.
LA CAMPAGNA DG 111:
- “The Collector’s Edition” (Cover Rossa): 55CD; 55 capolavori che hanno fatto la storia di Deutsche Grammophon raccolti in un unico prezioso box. Tutti i CD sono riprodotti nelle loro cover originali.
- “111 Classic Tracks” (Cover Gialla): 111 preziosi brani nelle esecuzioni dei 111 artisti più rappresentativi, raccolti in un box di 6 CD.
- “Great Videos” (Cover Bianca): box di 11 DVD con una selezione delle migliori immagini di Concerti, Opere e Balletti.
LA CAMPAGNA DG 111:
- “The Collector’s Edition” (Cover Rossa): 55CD; 55 capolavori che hanno fatto la storia di Deutsche Grammophon raccolti in un unico prezioso box. Tutti i CD sono riprodotti nelle loro cover originali.
- “111 Classic Tracks” (Cover Gialla): 111 preziosi brani nelle esecuzioni dei 111 artisti più rappresentativi, raccolti in un box di 6 CD.
- “Great Videos” (Cover Bianca): box di 11 DVD con una selezione delle migliori immagini di Concerti, Opere e Balletti.
LA DEUTSCHE GRAMMOPHON: 111 ANNI DI ECCELLENZA
“L’obiettivo di Deutsche Grammophon è sempre stato quello di realizzare dischi con una precisa filosofia – dare a tutti gli amanti della musica non soltanto quello che vogliono, ma anche quello di cui hanno bisogno” (Michael Lang, Presidente di Deutsche Grammophon).
Fin dal 1898, anno della fondazione da parte di Emile Berliner, la missione di Deutsche Grammophon è sempre stata una sola: realizzare incisioni di grandissime performance di musica colta con le più curate e avanzate risorse tecniche. Questo secondo aspetto è cruciale per valorizzare al massimo grado sia i grandi interpreti che i grandi compositori, nonché per venire incontro anche all’ascoltatore più esigente.
Oggi, dopo 111 anni, Deutsche Grammophon può guardare al futuro con fiducia e ottimismo, potendo contare su un roster di artisti di primissimo piano e su un solido know-how in campo tecnologico.
“I grandi artisti sono la linfa vitale della Deutsche Grammophon”, dice l’attuale presidente Michael Lang, che aggiunge: “Noi scritturiamo artisti in grado di dare qualcosa di nuovo al repertorio, artisti dotati di grande personalità, profondità e passione”.
Per l’immediato futuro l’etichetta punterà senz’altro, in primis, su nomi ormai leggendari legati all’era dell’LP: direttori come Karl Böhm, Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Lorin Maazel, Rafael Kubelik, Ferenc Fricsay, Eugen Jochum, Karl Richter; orchestre come i Berliner Philharmoniker; cantanti come Dietrich Fischer-Dieskau, Rita Streich e Fritz Wunderlinch; strumentisti come Pierre Fournier, Wilhelm Kempff, Sviatoslav Richter, Helmut Walcha, il Quartetto Amadeus e tanti altri.
Negli anni ‘60s, ‘70s e ‘80s Deutsche Grammophon decise di ampliare il proprio bacino d’interesse rivolgendosi anche ad aree diverse da quella strettamente austro-germanica. Alcuni dei più illustri artisti internazionali dell’epoca vennero così messi sotto contratto: Martha Argerich, Arturo Benedetti Michelangeli, Plácido Domingo, Carlo Maria Giulini, Carlos, Kleiber Seiji Ozawa, Mstislav Rostropovich, Daniel Barenboim, Leonard Bernstein, John Eliot Gardiner, Vladimir Horowiz, Mischa Maisky, Trevor Pinnock.
Attualmente l’etichetta continua a produrre capolavori con artisti ai quali ha ormai legato stabilmente il proprio nome, quali Claudio Abbado, Emerson String Quartet, Anne Sofie von Otter, Maurizio Pollini, Krystian Zimerman, Pierre Boulez, Anne-Sophie Mutter, Maria João Pires, Bryn Terfel.
Nel frattempo, una nuova feconda generazione di artisti si è legata a Deutsche Grammophon, regalando registrazioni memorabili: Pierre-Laurent Aimard, Measha Brueggergosman, Gustavo Dudamel & Simón Bolívar Youth Orchestra of Venezuela, Elīna Garanča, Hélène Grimaud, Daniel Harding, Magdalena Kožená, Paul McCreesh, René Pape, Thomas Quasthoff, Rolando Villazón, Roberto Alagna, Giuliano Carmignola, Osvaldo Golijov, Hilary Hahn, Daniel Hope, Lang Lang, Anna Netrebko, Patricia Petibon, Vadim Repin.
E ancora, di recentissima acquisizione, Ildebrando D’Arcangelo, Rafal Blechacz, Alice Sara Ott, Yuja Wang. Tutti nuovi giovani talenti per questo ventunesimo secolo.
Molte performance di questi artisti sono state raccolte in uno speciale box antologico intitolato “111 Years of Deutsche Grammophon”: si tratta di un cofanetto di 55 CD, a tiratura limitata, contenente una preziosa collezione di registrazioni d’archivio. Il tutto per celebrare, nel miglior modo possibile, i 111 undici anni della storica etichetta amburghese.
La prima decade di questo nuovo secolo ha segnato numerosi cambiamenti nei consumi e nell’ascolto della musica: l’uso del PC e di tutta una serie di altri hardware portatili (primo tra tutti l’iPod) esplicitamente dedicati alla musica sta gradualmente mettendo in crisi il supporto CD, dagli anni ‘80 re incontrastato del mercato musicale. La musica è sempre più “liquida” e “scaricabile”. Deutsche Grammophon, preso atto della particolare situazione, nel 2007 ha lanciato il suo Digital Store Ufficiale, che soltanto nel primo anno di vita ha attratto 250.000 visitatori al mese. Oltre a offrire, a un prezzo competitivo, il download di tutto il catalogo disponibile, cui si aggiungono più di 1000 titoli fuori stampa, il DG Web Shop propone, esclusivamente in formato digitale, preziose registrazioni dalla prestigiosa serie dei “DG Concerts”. In più, oltre al download è previsto anche lo streaming, per il momento soltanto audio ma prossimamente, come promette lo stesso presidente Michael Lang, anche di contenuti video in alta definizione.
“Sarebbe stato certamente più usuale festeggiare i 110 anni della Deutsche Grammophon piuttosto che i 111; tuttavia, nel 2008 cadeva il centesimo dalla nascita di Herbert von Karajan, e non ci è sembrato il caso di sommare due ricorrenze così significative nello stesso anno. Così, dato che gli artisti hanno sempre la precedenza, abbiamo deciso di posticipare di un anno i nostri festeggiamenti. Dopo tutto, che siano 110, 111 o 211 anni, per noi quello che conta è condividere il nostro orgoglio e la nostra gioia per il fatto che Deutsche Grammophon si conferma la più importante etichetta al mondo di musica colta, con un grande passato ma anche con delle grandi prospettive per il futuro” (Michael Lang).
“L’obiettivo di Deutsche Grammophon è sempre stato quello di realizzare dischi con una precisa filosofia – dare a tutti gli amanti della musica non soltanto quello che vogliono, ma anche quello di cui hanno bisogno” (Michael Lang, Presidente di Deutsche Grammophon).
Fin dal 1898, anno della fondazione da parte di Emile Berliner, la missione di Deutsche Grammophon è sempre stata una sola: realizzare incisioni di grandissime performance di musica colta con le più curate e avanzate risorse tecniche. Questo secondo aspetto è cruciale per valorizzare al massimo grado sia i grandi interpreti che i grandi compositori, nonché per venire incontro anche all’ascoltatore più esigente.
Oggi, dopo 111 anni, Deutsche Grammophon può guardare al futuro con fiducia e ottimismo, potendo contare su un roster di artisti di primissimo piano e su un solido know-how in campo tecnologico.
“I grandi artisti sono la linfa vitale della Deutsche Grammophon”, dice l’attuale presidente Michael Lang, che aggiunge: “Noi scritturiamo artisti in grado di dare qualcosa di nuovo al repertorio, artisti dotati di grande personalità, profondità e passione”.
Per l’immediato futuro l’etichetta punterà senz’altro, in primis, su nomi ormai leggendari legati all’era dell’LP: direttori come Karl Böhm, Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Lorin Maazel, Rafael Kubelik, Ferenc Fricsay, Eugen Jochum, Karl Richter; orchestre come i Berliner Philharmoniker; cantanti come Dietrich Fischer-Dieskau, Rita Streich e Fritz Wunderlinch; strumentisti come Pierre Fournier, Wilhelm Kempff, Sviatoslav Richter, Helmut Walcha, il Quartetto Amadeus e tanti altri.
Negli anni ‘60s, ‘70s e ‘80s Deutsche Grammophon decise di ampliare il proprio bacino d’interesse rivolgendosi anche ad aree diverse da quella strettamente austro-germanica. Alcuni dei più illustri artisti internazionali dell’epoca vennero così messi sotto contratto: Martha Argerich, Arturo Benedetti Michelangeli, Plácido Domingo, Carlo Maria Giulini, Carlos, Kleiber Seiji Ozawa, Mstislav Rostropovich, Daniel Barenboim, Leonard Bernstein, John Eliot Gardiner, Vladimir Horowiz, Mischa Maisky, Trevor Pinnock.
Attualmente l’etichetta continua a produrre capolavori con artisti ai quali ha ormai legato stabilmente il proprio nome, quali Claudio Abbado, Emerson String Quartet, Anne Sofie von Otter, Maurizio Pollini, Krystian Zimerman, Pierre Boulez, Anne-Sophie Mutter, Maria João Pires, Bryn Terfel.
Nel frattempo, una nuova feconda generazione di artisti si è legata a Deutsche Grammophon, regalando registrazioni memorabili: Pierre-Laurent Aimard, Measha Brueggergosman, Gustavo Dudamel & Simón Bolívar Youth Orchestra of Venezuela, Elīna Garanča, Hélène Grimaud, Daniel Harding, Magdalena Kožená, Paul McCreesh, René Pape, Thomas Quasthoff, Rolando Villazón, Roberto Alagna, Giuliano Carmignola, Osvaldo Golijov, Hilary Hahn, Daniel Hope, Lang Lang, Anna Netrebko, Patricia Petibon, Vadim Repin.
E ancora, di recentissima acquisizione, Ildebrando D’Arcangelo, Rafal Blechacz, Alice Sara Ott, Yuja Wang. Tutti nuovi giovani talenti per questo ventunesimo secolo.
Molte performance di questi artisti sono state raccolte in uno speciale box antologico intitolato “111 Years of Deutsche Grammophon”: si tratta di un cofanetto di 55 CD, a tiratura limitata, contenente una preziosa collezione di registrazioni d’archivio. Il tutto per celebrare, nel miglior modo possibile, i 111 undici anni della storica etichetta amburghese.
La prima decade di questo nuovo secolo ha segnato numerosi cambiamenti nei consumi e nell’ascolto della musica: l’uso del PC e di tutta una serie di altri hardware portatili (primo tra tutti l’iPod) esplicitamente dedicati alla musica sta gradualmente mettendo in crisi il supporto CD, dagli anni ‘80 re incontrastato del mercato musicale. La musica è sempre più “liquida” e “scaricabile”. Deutsche Grammophon, preso atto della particolare situazione, nel 2007 ha lanciato il suo Digital Store Ufficiale, che soltanto nel primo anno di vita ha attratto 250.000 visitatori al mese. Oltre a offrire, a un prezzo competitivo, il download di tutto il catalogo disponibile, cui si aggiungono più di 1000 titoli fuori stampa, il DG Web Shop propone, esclusivamente in formato digitale, preziose registrazioni dalla prestigiosa serie dei “DG Concerts”. In più, oltre al download è previsto anche lo streaming, per il momento soltanto audio ma prossimamente, come promette lo stesso presidente Michael Lang, anche di contenuti video in alta definizione.
“Sarebbe stato certamente più usuale festeggiare i 110 anni della Deutsche Grammophon piuttosto che i 111; tuttavia, nel 2008 cadeva il centesimo dalla nascita di Herbert von Karajan, e non ci è sembrato il caso di sommare due ricorrenze così significative nello stesso anno. Così, dato che gli artisti hanno sempre la precedenza, abbiamo deciso di posticipare di un anno i nostri festeggiamenti. Dopo tutto, che siano 110, 111 o 211 anni, per noi quello che conta è condividere il nostro orgoglio e la nostra gioia per il fatto che Deutsche Grammophon si conferma la più importante etichetta al mondo di musica colta, con un grande passato ma anche con delle grandi prospettive per il futuro” (Michael Lang).
DEUTSCHE GRAMMOPHON: CRONOLOGIA
La prima decade (1898-1909)
La storia della Deutsche Grammophon risale alla nascita stessa della registrazione. Il fondatore Emile Berliner, un tedesco poi naturalizzato americano, è infatti l’inventore del grammofono nonché colui che realizza la prima registrazione utilizzando il disco al posto del primitivo cilindro di cera.
Nel 1900 la Compagnia, che ha associati in Inghilterra, trasferisce il proprio quartier generale a Berlino e comincia a scritturare artisti famosi, cercando affermazione e rispettabilità per questo nuovo mezzo. Tra i primi artisti si ricordano Enrico Caruso, Mattia Battistini, Emma Calvè, Alessandro Moreschi (l’ultimo cantante castrato), Antonio Scotti, Leo Slezak, Francesco Tamagno (il primo “Otello” verdiano), Geraldine Farrar, Mary Garden e Elena Gerhardt.
Il primo artista che deve la propria reputazione alla progressiva affermazione del grammofono è il basso russo Feodor Chaliapin, mentre nel 1904 la compagnia acquisisce nel proprio roster le due più grandi star operistiche dell’epoca, Nellie Melba e Adelina Patti.
La seconda decade (1910-1919)
Il 1910 è l’anno della prima registrazione orchestrale (primo movimento del Concerto per Pianoforte di Grieg). Quindi debuttano due famosi pianisti: nel 1911 di Jan Paderewski e l’anno dopo di Wilhelm Backhaus, con una selezione dal “Clavicembalo Ben-Temperato”. Nel 1913 suscita scalpore la prima registrazione integrale di un’opera sinfonica (la Quinta Sinfonia di Beethoven, con i Berliner Philharmoniker diretti da Arthur Nikisch), che occupa ben quattro dischi per un totale di otto facciate
Lo scoppio del primo conflitto mondiale determina la scissione ufficiale dalla propaggine inglese (destinata a diventare l’attuale EMI) e tutta una serie di altre conseguenze, prima tra tutte il divieto di esportare prodotti registrati all’estero con artisti non tedeschi. Per questo motivo l’etichetta comincia a costruire un nuovo repertorio, basato sui migliori artisti di area tedesca e mitteleuropea.
La terza decade (1920-1929)
Nel 1920 l’allora venticinquenne Wilhelm Kempff realizza la sua prima incisione targata DG (Beethoven).
Le nuove direttive portano alla scritturazione di altri nuovi importanti artisti: cantanti come Maria Ivogün, Frida Leider e Heinrich Schlusnus; direttori d’orchestra come Hermann Abendroth, Leo Blech e Hans Pfitzner.
E’ del 1925, complice il nuovo sistema di registrazione elettroacustica, la prima registrazione integrale delle Sinfonie di Beethoven, con Oskar Fried e altri a dirigere la Berlin Staatskapelle.
L’anno successivo Wilhelm Furtwängler vince la sua diffidenza verso il nuovo mezzo e incide, con i Berliner Philharmoniker, La Quinta di Beethoven e l’Ouverture dal “Freischütz” di Weber.
Nel 1929 muore Emile Berliner.
La quarta decade (1930-1939)
Nel 1930 viene registrato il “Bolero” di Ravel dalla nuova compagnia francese associata, la Société phonographique française Polydor S. A., con lo stesso compositore alla direzione della Lamoureux Orchestra.
La Grande Depressione del ’29 determina un drastico crollo delle vendite dei dischi, e dunque del fatturato. Nel 1937, dopo anni di decrescita, viene fondata la nuova Deutsche Grammophon GmbH, cofinanziata da Deutsche Bank e Telefunken Gesellschaft.
Nonostante le terribili restrizioni del Terzo Reich, si continuano a realizzare importanti incisioni: è del dicembre del 1938 il debutto di Herbert von Karajan (l’Ouverture dal “Flauto Magico” di Mozart).
Altri importanti artisti di questi anni sono: direttori come Paul van Kempen, Carl Schuricht e Victor de Sabata; pianisti come Elly Ney; il violinista Georg Kulenkampff; i cantanti Erna Berger, Tiana Lemnitz, Walther Ludwig e Julius Patzak.
La quinta decade (1940-1949)
Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, e il conseguente ristagno economico, la compagnia viene assorbita dal colosso dell’elettronica Siemens & Halske.
Oltre al drastico calo delle produzioni, il 9 maggio 1942 la Gestapo proibisce ogni collaborazione con artisti ebrei e addirittura ordina la distruzione di tutti i dischi in cui essi compaiono.
Nel 1946 la Deutsche Grammophon è la prima etichetta a registrare tutti i master su nastro magnetico. Negli anni successivi viene fondata la Archiv Produktion, espressamente dedicata alla musica antica (le prime registrazioni sono dell’organista Helmut Walcha, specializzato nel repertorio bachiano).
Nel 1949 viene adottato il celebre marchio giallo con la corona di tulipani, da allora brand ufficiale dell’etichetta.
Eugen Jochum, Ferenc Fricsay e Dietrich Fischer-Dieskau realizzano le loro prime incisioni.
La sesta decade (1950-1959)
Nel 1950 DG brevetta la tecnica detta del “passo variabile”, che consiste nel variare lo spazio tra le spire del solco di un disco: fa così la sua apparizione il 78 giri e l’anno successivo il 33 giri.
Wilhelm Kempff comincia l’incisione di un nuovo ciclo di Sonate e di Concerti beethoveniani (rispettivamente nel 1950 e nel 1953).
Furtwängler torna alla DG nel 1951, lo stesso anno del debutto dell’“Amadeus Quartet”, mentre l’anno successivo è la volta del violinista Wolfgang Schneiderhan.
Nel 1959 anche Karajan riprende la collaborazione con l’etichetta (nei successivi 30 anni registrerà qualcosa come 330 dischi per DG, tra i quali tre Cicli beethoveniani e il completo “Ring” wagneriano), e l’”Amadeus Quartet” intraprende la registrazione integrale dei Quartetti di Beethoven.
Due celebri direttori d’orchestra contribuiscono al rilancio della compagnia nel secondo dopoguerra, tanto nel repertorio classico che romantico: Karl Böhm (Mozart e R. Strauss) e Rafael Kubelik (Dvořák e Smetana, il “Lohengrin”, Mahler).
Nel 1957 viene scritturato il versatile direttore americano Lorin Maazel. Intanto, nel corso dei suoi primi dieci anni di esistenza, Archiv Produktion realizza una serie di pionieristiche registrazioni di musica medievale e rinascimentale, nonostante gli sforzi maggiori rimangano concentrati sul repertorio barocco, in particolare sulle opere per organo di J. S. Bach.
Nel 1956 DG sposta il proprio quartier generale ad Amburgo. Negli anni successivi viene introdotto il nuovo brand DG, a forma rettangolare.
La settima decade (1960-1969)
Nel 1960 DG firma un contratto di esclusiva con Martha Argerich.
Nel 1962 Karajan realizza la sua prima incisione stereofonica delle Sinfonie di Beethoven, con i Berliner Philharmoniker.
Nei primi anni sessanta cominciano le registrazioni delle Opere di Verdi alla Scala – Claudio Abbado, che debutta con DG nel 1967, riprenderà la serie a metà anni ’70. Oltre a Verdi, Abbado registrerà moltissimo nel corso degli anni, ad esempio l’integrale dei lavori sinfonici di Beethoven, Brahms, Mahler, Mendelssohn, Ravel e Schubert.
E’ di questi anni un altro progetto su larga scala: la registrazione integrale dei lieder di Schubert da parte di Fischer-Dieskau (il quale successivamente registrerà anche quelli di Brahms, Liszt, Schumann e Wolf).
Nel 1969, anticipando il bicentenario di Beethoven, DG realizza la sua prima “Beethoven Edition” in 76 LP.
Nel 1962 la Siemens (Monaco) e la Philips (Eindhoven) concentrano i rispettivi interessi nel business discografico, fondando la DGG/PPI (Philips Phonographic Industry): ciò nonostante DG mantiene pieno controllo sulle proprie registrazioni e sul proprio catalogo.
L’ottava decade (1970-1979)
Nel 1971, un riassesto del gruppo DGG/PPI è seguito dalla nascita della PolyGram, con sede a Baarn (Olanda) e ad Amburgo.
Nel 1973, in occasione del suo 75esimo anniversario, Deutsche Grammophon realizza “The Symphony”, collezione di 93 LP.
Continua il grande interesse per la scena internazionale: a partire dal 1971 Arturo Benedetti Michelangeli realizza una serie di storiche incisioni, mentre l’anno successivo tre importanti direttori d’orchestra cominciano una collaborazione a lungo termine con l’etichetta. Si tratta di Daniel Barenboim (impegnato anche come pianista), Seiji Ozawa e, più di tutti, Leonard Bernstein, che nel 1981 diventerà un esclusivo artista DG.
Nel 1976 Carlo Maria Giulini debutta su Deutsche Grammophon con la Chicago Symphony Orchestra. Negli anni successivi l’etichetta documenterà il suo ritorno al repertorio operistico dopo una lunga assenza registrando “Rigoletto” a Vienna, “Falstaff” a Los Angeles e “Il Trovatore” a Roma.
Nel 1977 Archiv Produktion stipula un contratto di esclusiva con il violinista Reinhard Goebel e l’anno successivo con il Clavicembalista Trevor Pinnock.
Il 1978 è ricco di avvenimenti: comincia la brillante carriera dell’allora quattordicenne Anne-Sophie Mutter, che debutta incidendo Mozart con i Berliner diretti del suo mentore Karajan; Gidon Kremer registra il primo di una lunga serie di importanti progetti targati DG; John Eliot Gardiner realizza la sua prima incisione per Archiv in compagnia degli “English Baroque Soloists”.
Nel 1980 la PolyGram acquista Decca Records.
La nona decade (1980-1989)
Nel 1980 Giuseppe Sinopoli debutta su DG, e tre anni più tardi firmerà con la stessa etichetta il primo di una lunga serie di accordi a lungo termine (tra le incisioni più importanti da citare il completo Ciclo mahleriano con la Philharmonia Orchestra e le sinfonie di Bruckner con il Dresden Staatskapelle).
James Levine diventa un esclusivo artista DG nel 1987, registrando l’integrale delle sinfonie e dei concerti per violino di Mozart con i Wiener Philharmoniker e il “Ring” wagneriano (produzione Metropolitan Opera).
Dopo il ritiro di Kempff, i tre migliori pianisti della scuderia, Martha Argerich, Maurizio Pollini e Krystian Zimerman, si distinguono con incisioni di Chopin, Liszt e musiche del ventesimo secolo.
Intanto altri due assi della tastiera approdano alla Deutsche Grammophon: Rudolf Serkin e Vladimir Horowitz.
Una nuova generazioni di artisti comincia varie collaborazioni con l’etichetta: cantanti come Kathleen Battle (1984), Anne Sofie von Otter (1985) e più tardi Bryn Terfel (1993) e Thomas Quasthoff (1999); il violoncellista Mischa Maisky (1982); la pianista Maria João Pires (1989); quartetti d’archi come Hagen (1985) e Emerson (1987); orchestre come l’”Orpheus Chamber Orchestra (1985).
Nel 1987 la DG, in collaborazione con le etichette “sorelle” del gruppo PolyGram (Philips e Decca), comincia a produrre videocassette e laser disc, sancendo l’inizio dell’era delle registrazioni video di musica classica.
La decima decade (1990-1999)
Nel 1989 e nel 1990, rispettivamente, muoiono Herbert von Karajan e Leonard Bernstein, due artisti di primissimo piano per molti anni legati alla Deutsche Grammophon.
Nello stesso periodo, altri due acclamati direttori cominciano un nuovo periodo di attività con l’etichetta: Pierre Boulez e André Previn, che si specializzano soprattutto nel repertorio del 20esimo secolo.
Vengono stipulati nuovi contratti con tre importanti direttori d’orchestra: Myung-Whun Chung (1990); Oliver Knussen e Christian Thielemann (1995).
Archiv Produktion internazionalizza ulteriormente il proprio roster scritturando Paul McCreesh, Marc Minkowski e la Renaissance wind band Piffaro.
Nel 1998 la PoliGram viene acquisita da Seagram e si fonde con una sua affiliata, la Universal, formando così la più grande compagnia discografica a livello mondiale, la Universal Music Group.
Deutsche Grammophon festeggia il suo centenario nel 1998, attestandosi come la più importante etichetta mondiale nell’ambito della musica colta.
L’undicesima decade (2000-2009)
All’inizio del nuovo millennio, il Gruppo Universal viene rilevato dal Gruppo Vivendi.
Nel luglio 2001 Michael Lang diventa il General Manager di Deutsche Grammophon, e più tardi è promosso Presidente. Sua parola d’ordine è “Revitalization”: il suo intento è da subito quello di rilanciare e “rivitalizzare” la compagnia attraverso una serie di nuovi e stimolanti contratti, al fine di ampliare ulteriormente il roster. Vengono così scritturati cantanti come Anna Netrebko (2002), Rolando Villazón (2005), Measha Brueggergosman, Elīna Garanča e René Pape (2006), Patricia Petibon (2008), Ildebrando D’Arcangelo (2009); pianisti come Hélène Grimaud (2002), Lang Lang (2003), Rafal Blechacz (2006), Pierre-Laurent Aimard (2007), Yuja Wang e Alice Sara Ott (2008); violinisti come Hilary Hahn (2002), Giuliano Carmignola (2003), Vadim Repin (2006), Daniel Hope (2007); infine una nuova generazione di direttori d’orchestra, come Esa-Pekka Salonen e Andrea Marcon (2003), Gustavo Dudamel (2005), Daniel Harding (2006). Da citare anche il compositore Osvaldo Golijov, che nel 2005 realizza il song-cycle dal titolo “Ayre”, con cui inaugura la sua collaborazione con DG.
Una nuova etichetta, la “edge”, nasce nel 2003 e diventa il punto di riferimento per colonne sonore di successo (come “Frida” o “I diari della motocicletta”), oltre che per una musica di respiro “mondiale”.
Nel 2006 nasce poi “DG Concerts”, esclusivamente dedicata al mondo del digitale e del web.
Con il lancio, nel 2007, del DG Web Shop, la compagnia diventa la prima grande etichetta di musica colta al mondo a vendere i propri prodotti direttamente tramite Internet: on-line è ora disponibile, in più di 180 paesi, l’intero repertorio DG, a cui si aggiungono più di 1000 titoli fuori catalogo.
Deutsche Grammophon è nominata “Label of the Year 2007” dalla rivista Gramophone.
La prima decade (1898-1909)
La storia della Deutsche Grammophon risale alla nascita stessa della registrazione. Il fondatore Emile Berliner, un tedesco poi naturalizzato americano, è infatti l’inventore del grammofono nonché colui che realizza la prima registrazione utilizzando il disco al posto del primitivo cilindro di cera.
Nel 1900 la Compagnia, che ha associati in Inghilterra, trasferisce il proprio quartier generale a Berlino e comincia a scritturare artisti famosi, cercando affermazione e rispettabilità per questo nuovo mezzo. Tra i primi artisti si ricordano Enrico Caruso, Mattia Battistini, Emma Calvè, Alessandro Moreschi (l’ultimo cantante castrato), Antonio Scotti, Leo Slezak, Francesco Tamagno (il primo “Otello” verdiano), Geraldine Farrar, Mary Garden e Elena Gerhardt.
Il primo artista che deve la propria reputazione alla progressiva affermazione del grammofono è il basso russo Feodor Chaliapin, mentre nel 1904 la compagnia acquisisce nel proprio roster le due più grandi star operistiche dell’epoca, Nellie Melba e Adelina Patti.
La seconda decade (1910-1919)
Il 1910 è l’anno della prima registrazione orchestrale (primo movimento del Concerto per Pianoforte di Grieg). Quindi debuttano due famosi pianisti: nel 1911 di Jan Paderewski e l’anno dopo di Wilhelm Backhaus, con una selezione dal “Clavicembalo Ben-Temperato”. Nel 1913 suscita scalpore la prima registrazione integrale di un’opera sinfonica (la Quinta Sinfonia di Beethoven, con i Berliner Philharmoniker diretti da Arthur Nikisch), che occupa ben quattro dischi per un totale di otto facciate
Lo scoppio del primo conflitto mondiale determina la scissione ufficiale dalla propaggine inglese (destinata a diventare l’attuale EMI) e tutta una serie di altre conseguenze, prima tra tutte il divieto di esportare prodotti registrati all’estero con artisti non tedeschi. Per questo motivo l’etichetta comincia a costruire un nuovo repertorio, basato sui migliori artisti di area tedesca e mitteleuropea.
La terza decade (1920-1929)
Nel 1920 l’allora venticinquenne Wilhelm Kempff realizza la sua prima incisione targata DG (Beethoven).
Le nuove direttive portano alla scritturazione di altri nuovi importanti artisti: cantanti come Maria Ivogün, Frida Leider e Heinrich Schlusnus; direttori d’orchestra come Hermann Abendroth, Leo Blech e Hans Pfitzner.
E’ del 1925, complice il nuovo sistema di registrazione elettroacustica, la prima registrazione integrale delle Sinfonie di Beethoven, con Oskar Fried e altri a dirigere la Berlin Staatskapelle.
L’anno successivo Wilhelm Furtwängler vince la sua diffidenza verso il nuovo mezzo e incide, con i Berliner Philharmoniker, La Quinta di Beethoven e l’Ouverture dal “Freischütz” di Weber.
Nel 1929 muore Emile Berliner.
La quarta decade (1930-1939)
Nel 1930 viene registrato il “Bolero” di Ravel dalla nuova compagnia francese associata, la Société phonographique française Polydor S. A., con lo stesso compositore alla direzione della Lamoureux Orchestra.
La Grande Depressione del ’29 determina un drastico crollo delle vendite dei dischi, e dunque del fatturato. Nel 1937, dopo anni di decrescita, viene fondata la nuova Deutsche Grammophon GmbH, cofinanziata da Deutsche Bank e Telefunken Gesellschaft.
Nonostante le terribili restrizioni del Terzo Reich, si continuano a realizzare importanti incisioni: è del dicembre del 1938 il debutto di Herbert von Karajan (l’Ouverture dal “Flauto Magico” di Mozart).
Altri importanti artisti di questi anni sono: direttori come Paul van Kempen, Carl Schuricht e Victor de Sabata; pianisti come Elly Ney; il violinista Georg Kulenkampff; i cantanti Erna Berger, Tiana Lemnitz, Walther Ludwig e Julius Patzak.
La quinta decade (1940-1949)
Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, e il conseguente ristagno economico, la compagnia viene assorbita dal colosso dell’elettronica Siemens & Halske.
Oltre al drastico calo delle produzioni, il 9 maggio 1942 la Gestapo proibisce ogni collaborazione con artisti ebrei e addirittura ordina la distruzione di tutti i dischi in cui essi compaiono.
Nel 1946 la Deutsche Grammophon è la prima etichetta a registrare tutti i master su nastro magnetico. Negli anni successivi viene fondata la Archiv Produktion, espressamente dedicata alla musica antica (le prime registrazioni sono dell’organista Helmut Walcha, specializzato nel repertorio bachiano).
Nel 1949 viene adottato il celebre marchio giallo con la corona di tulipani, da allora brand ufficiale dell’etichetta.
Eugen Jochum, Ferenc Fricsay e Dietrich Fischer-Dieskau realizzano le loro prime incisioni.
La sesta decade (1950-1959)
Nel 1950 DG brevetta la tecnica detta del “passo variabile”, che consiste nel variare lo spazio tra le spire del solco di un disco: fa così la sua apparizione il 78 giri e l’anno successivo il 33 giri.
Wilhelm Kempff comincia l’incisione di un nuovo ciclo di Sonate e di Concerti beethoveniani (rispettivamente nel 1950 e nel 1953).
Furtwängler torna alla DG nel 1951, lo stesso anno del debutto dell’“Amadeus Quartet”, mentre l’anno successivo è la volta del violinista Wolfgang Schneiderhan.
Nel 1959 anche Karajan riprende la collaborazione con l’etichetta (nei successivi 30 anni registrerà qualcosa come 330 dischi per DG, tra i quali tre Cicli beethoveniani e il completo “Ring” wagneriano), e l’”Amadeus Quartet” intraprende la registrazione integrale dei Quartetti di Beethoven.
Due celebri direttori d’orchestra contribuiscono al rilancio della compagnia nel secondo dopoguerra, tanto nel repertorio classico che romantico: Karl Böhm (Mozart e R. Strauss) e Rafael Kubelik (Dvořák e Smetana, il “Lohengrin”, Mahler).
Nel 1957 viene scritturato il versatile direttore americano Lorin Maazel. Intanto, nel corso dei suoi primi dieci anni di esistenza, Archiv Produktion realizza una serie di pionieristiche registrazioni di musica medievale e rinascimentale, nonostante gli sforzi maggiori rimangano concentrati sul repertorio barocco, in particolare sulle opere per organo di J. S. Bach.
Nel 1956 DG sposta il proprio quartier generale ad Amburgo. Negli anni successivi viene introdotto il nuovo brand DG, a forma rettangolare.
La settima decade (1960-1969)
Nel 1960 DG firma un contratto di esclusiva con Martha Argerich.
Nel 1962 Karajan realizza la sua prima incisione stereofonica delle Sinfonie di Beethoven, con i Berliner Philharmoniker.
Nei primi anni sessanta cominciano le registrazioni delle Opere di Verdi alla Scala – Claudio Abbado, che debutta con DG nel 1967, riprenderà la serie a metà anni ’70. Oltre a Verdi, Abbado registrerà moltissimo nel corso degli anni, ad esempio l’integrale dei lavori sinfonici di Beethoven, Brahms, Mahler, Mendelssohn, Ravel e Schubert.
E’ di questi anni un altro progetto su larga scala: la registrazione integrale dei lieder di Schubert da parte di Fischer-Dieskau (il quale successivamente registrerà anche quelli di Brahms, Liszt, Schumann e Wolf).
Nel 1969, anticipando il bicentenario di Beethoven, DG realizza la sua prima “Beethoven Edition” in 76 LP.
Nel 1962 la Siemens (Monaco) e la Philips (Eindhoven) concentrano i rispettivi interessi nel business discografico, fondando la DGG/PPI (Philips Phonographic Industry): ciò nonostante DG mantiene pieno controllo sulle proprie registrazioni e sul proprio catalogo.
L’ottava decade (1970-1979)
Nel 1971, un riassesto del gruppo DGG/PPI è seguito dalla nascita della PolyGram, con sede a Baarn (Olanda) e ad Amburgo.
Nel 1973, in occasione del suo 75esimo anniversario, Deutsche Grammophon realizza “The Symphony”, collezione di 93 LP.
Continua il grande interesse per la scena internazionale: a partire dal 1971 Arturo Benedetti Michelangeli realizza una serie di storiche incisioni, mentre l’anno successivo tre importanti direttori d’orchestra cominciano una collaborazione a lungo termine con l’etichetta. Si tratta di Daniel Barenboim (impegnato anche come pianista), Seiji Ozawa e, più di tutti, Leonard Bernstein, che nel 1981 diventerà un esclusivo artista DG.
Nel 1976 Carlo Maria Giulini debutta su Deutsche Grammophon con la Chicago Symphony Orchestra. Negli anni successivi l’etichetta documenterà il suo ritorno al repertorio operistico dopo una lunga assenza registrando “Rigoletto” a Vienna, “Falstaff” a Los Angeles e “Il Trovatore” a Roma.
Nel 1977 Archiv Produktion stipula un contratto di esclusiva con il violinista Reinhard Goebel e l’anno successivo con il Clavicembalista Trevor Pinnock.
Il 1978 è ricco di avvenimenti: comincia la brillante carriera dell’allora quattordicenne Anne-Sophie Mutter, che debutta incidendo Mozart con i Berliner diretti del suo mentore Karajan; Gidon Kremer registra il primo di una lunga serie di importanti progetti targati DG; John Eliot Gardiner realizza la sua prima incisione per Archiv in compagnia degli “English Baroque Soloists”.
Nel 1980 la PolyGram acquista Decca Records.
La nona decade (1980-1989)
Nel 1980 Giuseppe Sinopoli debutta su DG, e tre anni più tardi firmerà con la stessa etichetta il primo di una lunga serie di accordi a lungo termine (tra le incisioni più importanti da citare il completo Ciclo mahleriano con la Philharmonia Orchestra e le sinfonie di Bruckner con il Dresden Staatskapelle).
James Levine diventa un esclusivo artista DG nel 1987, registrando l’integrale delle sinfonie e dei concerti per violino di Mozart con i Wiener Philharmoniker e il “Ring” wagneriano (produzione Metropolitan Opera).
Dopo il ritiro di Kempff, i tre migliori pianisti della scuderia, Martha Argerich, Maurizio Pollini e Krystian Zimerman, si distinguono con incisioni di Chopin, Liszt e musiche del ventesimo secolo.
Intanto altri due assi della tastiera approdano alla Deutsche Grammophon: Rudolf Serkin e Vladimir Horowitz.
Una nuova generazioni di artisti comincia varie collaborazioni con l’etichetta: cantanti come Kathleen Battle (1984), Anne Sofie von Otter (1985) e più tardi Bryn Terfel (1993) e Thomas Quasthoff (1999); il violoncellista Mischa Maisky (1982); la pianista Maria João Pires (1989); quartetti d’archi come Hagen (1985) e Emerson (1987); orchestre come l’”Orpheus Chamber Orchestra (1985).
Nel 1987 la DG, in collaborazione con le etichette “sorelle” del gruppo PolyGram (Philips e Decca), comincia a produrre videocassette e laser disc, sancendo l’inizio dell’era delle registrazioni video di musica classica.
La decima decade (1990-1999)
Nel 1989 e nel 1990, rispettivamente, muoiono Herbert von Karajan e Leonard Bernstein, due artisti di primissimo piano per molti anni legati alla Deutsche Grammophon.
Nello stesso periodo, altri due acclamati direttori cominciano un nuovo periodo di attività con l’etichetta: Pierre Boulez e André Previn, che si specializzano soprattutto nel repertorio del 20esimo secolo.
Vengono stipulati nuovi contratti con tre importanti direttori d’orchestra: Myung-Whun Chung (1990); Oliver Knussen e Christian Thielemann (1995).
Archiv Produktion internazionalizza ulteriormente il proprio roster scritturando Paul McCreesh, Marc Minkowski e la Renaissance wind band Piffaro.
Nel 1998 la PoliGram viene acquisita da Seagram e si fonde con una sua affiliata, la Universal, formando così la più grande compagnia discografica a livello mondiale, la Universal Music Group.
Deutsche Grammophon festeggia il suo centenario nel 1998, attestandosi come la più importante etichetta mondiale nell’ambito della musica colta.
L’undicesima decade (2000-2009)
All’inizio del nuovo millennio, il Gruppo Universal viene rilevato dal Gruppo Vivendi.
Nel luglio 2001 Michael Lang diventa il General Manager di Deutsche Grammophon, e più tardi è promosso Presidente. Sua parola d’ordine è “Revitalization”: il suo intento è da subito quello di rilanciare e “rivitalizzare” la compagnia attraverso una serie di nuovi e stimolanti contratti, al fine di ampliare ulteriormente il roster. Vengono così scritturati cantanti come Anna Netrebko (2002), Rolando Villazón (2005), Measha Brueggergosman, Elīna Garanča e René Pape (2006), Patricia Petibon (2008), Ildebrando D’Arcangelo (2009); pianisti come Hélène Grimaud (2002), Lang Lang (2003), Rafal Blechacz (2006), Pierre-Laurent Aimard (2007), Yuja Wang e Alice Sara Ott (2008); violinisti come Hilary Hahn (2002), Giuliano Carmignola (2003), Vadim Repin (2006), Daniel Hope (2007); infine una nuova generazione di direttori d’orchestra, come Esa-Pekka Salonen e Andrea Marcon (2003), Gustavo Dudamel (2005), Daniel Harding (2006). Da citare anche il compositore Osvaldo Golijov, che nel 2005 realizza il song-cycle dal titolo “Ayre”, con cui inaugura la sua collaborazione con DG.
Una nuova etichetta, la “edge”, nasce nel 2003 e diventa il punto di riferimento per colonne sonore di successo (come “Frida” o “I diari della motocicletta”), oltre che per una musica di respiro “mondiale”.
Nel 2006 nasce poi “DG Concerts”, esclusivamente dedicata al mondo del digitale e del web.
Con il lancio, nel 2007, del DG Web Shop, la compagnia diventa la prima grande etichetta di musica colta al mondo a vendere i propri prodotti direttamente tramite Internet: on-line è ora disponibile, in più di 180 paesi, l’intero repertorio DG, a cui si aggiungono più di 1000 titoli fuori catalogo.
Deutsche Grammophon è nominata “Label of the Year 2007” dalla rivista Gramophone.