L'INEDITO JAZZ DELL'ANNO: THELONIOUS MONK "PALO ALTO", IN USCITA IN CD e LP SU ETICHETTA IMPULSE! IL 18 SETTEMBRE
04.09.2020

L'INEDITO JAZZ DELL'ANNO: THELONIOUS MONK "PALO ALTO", IN USCITA IN CD e LP SU ETICHETTA IMPULSE! IL 18 SETTEMBRE

UNA REGISTRAZIONE INEDITA DI UNA SORPRENDENTE PERFORMANCE TENUTA NEL 1968 IN UNA SCUOLA SUPERIORE RIVEDE LA LUCE

Nell’autunno del 1968, uno studente sedicenne di nome Danny
Scher sognava di invitare il pianista e compositore Thelonious Monk e il suo
stellare quartetto ad esibirsi presso la sua scuola superiore a Palo Alto, in
California. Tra complicazioni, annullamenti, giravolte e inciampi
organizzativi, che si sommavano alle tensioni razziali e politiche, il concerto
alla fine ebbe luogo, e fu registrato dal custode della scuola.
Palo Alto
verrà pubblicato il 18 settembre su formati fisici (CD e LP) su etichetta Impulse!
e in formato digitale da Legacy Records, la divisione catalogica di Sony Music Entertainment.


 

“Quella performance è una delle migliori registrazioni
dal vivo di Thelonious che io abbia mai sentito”
dice T.S. Monk, batterista figlio del maestro pianista-compositore e
fondatore del Thelonious Monk Institute. “Non avevo neanche idea che mio
padre si fosse esibito in una scuola, ma lui e il suo quartetto lo hanno fatto.
Quando ho ascoltato il nastro a prima volta, già dalle prime note ho capito che
mio padre quel giorno era in gran forma.”

 

Nei vibranti 47 minuti di musica della registrazione è di
scena il quartetto stabile con cui Monk era in tour (completato da Charlie
Rouse al sax tenore, Larry Gales al contrabbasso e Ben Riley alla batteria):
anche il repertorio ricalca quello usuale di quelle occasioni, in cui figurano
alcune delle sue migliori composizioni.

 

Il 1968 era un anno di tumulti negli Stati Uniti, segnato
dalle uccisioni di Martin Luther King e Robert Kennedy, dalle rivelazioni di
quanto veniva compiuto in Vietnam, con proteste e rivolte in tutto il Paese.
Paolo Alto e la vicina East-Paolo Alto (abitata da una maggioranza nera) non
facevano eccezione. Questo era lo scenario in cui si trovava ad operare il
giovane studente delle superiori Danny Scher, un idealista appassionato di jazz
con il pallino di diventare un organizzatore di concerti (cosa che realizzò
anni più tardi, quando si conquistò una meritata fama lavorando anche al fianco
del leggendario rock promoter Bill Graham).

 

Dice Scher: “Ho sempre pensato che la musica fosse in
grado di sospendere i problemi, o a costringere le divergenze (fossero di
natura politica o sociale) a confrontarsi. Il 27 ottobre 1968 ci fu una tregua
fra Palo Alto e East Palo Alto. E questo è quello che la musica è in grado di
fare.”

 

Nel 1968, Thelonious Monk era per molti versi all’apice
della sua carriera – il suo quartetto era al meglio della forma, ed era noto al
grande pubblico per avere conquistato (un paio d’anni prima) la copertina della
rivista TIME. Tuttavia, la realtà dietro la superficie era ben altra: le sue
finanze navigavano in cattive acque, e i problemi di salute andavano
peggiorando. Quando ricevette una chiamata nel mezzo di un ingaggio di tre
settimane al Jazz Workshop di San Francisco, diede ascolto alla voce di ragazzo
all’altro capo del ricevitore. Forse rimase toccato dall’intraprendenza del
giovane organizzatore.

 

E così il 27 ottobre 1968, Thelonious Monk e il suo
quartetto (con Charlie Rouse al sax tenore, Larry Gales al contrabbasso e Ben
Riley alla batteria) discesero dall’auto di famiglia degli Scher, attraversando
sotto una pioggia scrosciante il parcheggio gremito a attoniti abitanti di Palo
Alto e East Palo Alto, per raggiungere l’auditorium della Palo Alto High School
e travolgere tutti con uno set di 47 minuti muscolare e straordinario, pronto
ad entrare nella storia.

 





























Nel repertorio troviamo la lirica “Ruby, My Dear” (tocca
a Rouse esporre il tema, seguito da un abbagliante assolo del leader), la
dinamica e trascinante “Well, You Needn’t” (ben 13 minuti, con assoli di tutti
i membri del quartetto), la personalissima rilettura in piano solo dello
standard di Jimmy McHugh “Don’t Blame Me” , una danzante, epica “Blue Monk” e
una versione quasi spensierata e giocosa di “Epistropy”. Lo show si conclude
con un abbozzo di un datato successo del 1925 di Rudy Vallee, “I Love You
Sweetheart of All My Dreams”: anche qui piano solo (in cui Monk evoca lo
“stride piano” di quegli anni), un bis concesso in fretta, salutato a una
standing ovation: il quartetto doveva far ritorno a San Francisco entro la sera
(il Jazz Workshop attendeva).

Publisher: Universal Music Italia Ultimo aggiornamento: 04.09.2020
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