Pearl Jam

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Let's Play Two - Pearl Jam
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Can't Deny Me - Pearl Jam
Can't Deny Me
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BIOGRAFIA
Tra le principali band del movimento grunge di inizio anni ’90, i Pearl Jam si distinguono da Nirvana, Alice in Chains e Soundgarden, per un sound più vicino al rock degli anni ’70 dovuto soprattutto agli assoli di chitarra, al drumming in stile Led Zeppelin e all’affinità vocale tra Eddie Vedder e Jim Morrison.


IL ROCK PURO DI “TEN”


L’incontro con Eddie Vedder è fondamentale per la nascita della band. Il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament avevano già esperienza in gruppi di successo, i Green Rivers e i Mother Love Bone, ma è solo nel 1990 che Eddie Vedder diviene vocalist della band e i Pearl Jam fanno il loro ingresso sulla scena del rock.

Ten” esce nel 1991, nel giro di due anni vende circa 12 milioni di dischi solo negli Stati Uniti ed è tutt’ora considerato una delle pietre miliari del rock. Lontano dalle tendenze punk e hard rock dei Nirvana, così come non si rifà al grunge con contaminazioni metal degli Alice in Chains, “Ten” è puro rock, influenzato dalle sonorità dei The Who, Aerosmith e Neil Young.

Costruite attorno ad un unico riff e sincere nei testi, le canzoni di questo album d’esordio sono destinate a rimanere senza tempo, in grado di conquistare generazioni differenti proprio grazie alla loro semplicità, lontana da qualsiasi moda. Spesso autobiografiche, le tracce aprono uno spaccato sulle vite dei protagonisti, una tra tutte l’inno rock “Alive”, dove la voce graffiante e profonda di Eddie Vedder, canta la traumatica scoperta della vera identità del padre. “Even Flow” e “Jeremy” si rifanno a fatti della vita quotidiana, come la vita di un homeless o la strage in una scuola; “Black” è una ballata sulla fine di un amore, mentre “Release” è un’accorata preghiera dedicata al padre di Vedder. Durante la registrazione dell’album sono stati incisi altri due brani iconici della band, “Breathe”, “Yellow Ledbetter” e “State of Love and Trust”, che, però, non sono stati inclusi nell’album.


IL ROCK CRUDO DI VS E VITALOGY 


Nel 1993 esce Vs. L’attesa dei fan è tanta che l’album raggiunge un record allora imbattuto: vende 1 milione di copie nella prima settimana grazie esclusivamente alle prenotazioni. Vs. è un album dal sound crudo, perché i brani, registrati live, subiscono il minor numero di revisioni possibile. Il sound di Vs è decisamente più vario rispetto all’album di esordio. Il rock vigoroso di “Go”, “Animal” e “Blood” trova, infatti, una controparte in ballad pacate come “Daughter”, “Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town” e “Indifference”.

All’uscita dell’album, la band intraprende una battaglia contro il monopolio del colosso Ticketmaster per la gestione dei concerti e i prezzi dei biglietti. I live della band sono sospesi per diversi mesi, ma al termine del tour di Vs vengono pubblicati tre EP live con il nome di “Dissident”, una sorta di greatest hits live della band.

Vitalogy esce nel 1994. Registrato secondo la stessa logica di Vs, ne risulta come un’evoluzione, grazie ad una nuova vena sperimentale, evidente in brani come “Pray, To”, “Bugs”, ma soprattutto “Hey Foxymophandlemama, That’s Me”, psichedelico collage di voci e rumori. La morte di Kurt Cobain riecheggia inLast Exit” e “Immortality” e lascia un’impronta forte non solo sul disco ma sulla band stessa che, dopo Vitalogy, si allontanerà sempre più dal grunge.


IL POST GRUNGE: NO CODE E YEALD


Con "No code", uscito nel 1996, si chiude definitivamente il periodo grunge dei Pearl Jam. La band si allontana dallo stile che li ha caratterizzati e resi celebri sino a quel momento per sperimentare con un sound ibrido. “Smile” e “Red Mosquito” ricordano il country rock, “Mankind” il glam rock d’oltremanica, mentre “Habit” e “Hail, Hailsi avvicinano al punk.

È solo con "Yeald", del 1998, i Pearl Jam si riavvicinano al rock degli esordi. Tutte le canzoni dell’album sono frutto di un lavoro di gruppo, ad eccezione di “MFC” e “Whishlist”, scritte esclusivamente da Eddie Vedder. Nell’estate del ’98 esce il videoclip di “Do the evolution”, primo video della band dai tempi diJeremy” per il quale, al tempo, si erano aggiudicati 4 MTV Music Awards.


NUOVE EVOLUZIONI: BINAURAL E RIOT ACT


I Pearl Jam sono in continuo cambiamento. Nel 2000 esce “Binaural”, il prodotto di un periodo turbolento e fecondo dal punto di vista creativo, un album in cui la band prosegue nel percorso di distaccamento dal grunge per riappropriarsi del rock. I testi danno voce alla rabbia e denuncia sociale, come in “Rival”, brano dedicato alla strage nella scuola di Colombine; ma anche alla malinconia e alla riflessione, come in “Light Years” e “Parting Ways”. L’album si chiude con “Soon forget”, brano interpretato esclusivamente da Vedder con un ukulele, anticipando quella che diverrà una passione per il cantante  tanto che, anni dopo, vi dedicherà un album intero.

Riot Act” viene pubblicato nel 2002. Diretto, viscerale, l’album nasce anche dalla necessità di esorcizzare un evento traumatico legato alla musica stessa dei Pearl Jam. Il 30 giugno 2000 i Pearl Jam suonano al Roskilde Festival e, durante l’esibizione, 9 persone perdono la vita schiacciate dalla calca. La band pensa seriamente di porre fine alla carriera ma poi sa reagire e decide di elaborare il lutto scrivendo “Love Boat Captain”, intensa e commovente. “Riot Act” fa scalpore anche per i suoi brani di denuncia politica e sociale: “I Am Mine” è la risposta al “Patriot Act”, decreto che limita le libertà individuali a favore della sicurezza nazionale; “Bushleaguer” è una canzone di denuncia contro le politiche del Presidente George Bush Jr.


PEARL JAM 


 L’avocado album, come viene ribattezzato per via del frutto che campeggia in copertina l’album “Pearl Jam” del 2006, ha un’anima energica e impetuosa a incarnare nel suo aspetto più viscerale l’insoddisfazione per le scelte di politica estera e interna dell’amministrazione Bush. In questo lavoro convivono le atmosfere rock di “Ten” e “Vs” e il sound più eclettico e inedito di brani come “Inside Job”, “Wasted Reprise” e “Come Back”.

Lo stesso approccio schietto e sanguigno lo si ritrova nel lavoro del 2009, “Backspacer”, anche se con toni meno accesi. Le vere perle di questo album sono i brani dall’impronta soft-rock (“Force of Nature”) e gli acustici ad opera di Vedder, “Just Breathe” e “The End”.

Nel 2010 esce una raccolta live “Live on Ten Legs” per celebrare il ventesimo anniversario della band. Registrato durante il tour mondiale dal 2003 al 2010, il cofanetto include brani che ripercorrono la carriera dei Pearl Jam, da “Jeremy” e “Alive” sino a “Spin The Black Circle” così come “Just Breathe” e “The Fixer”, tratte dall’album più recente.


LIGHTNING BOLT, L’ALBUM DEL RITORNO 


Nel 2013 i Pearl Jam pubblicano "Lightning Bolt", decimo album in studio, anticipato dai singoli "Mind Your Manners" e "Sirens". Come sempre, pur rimanendo fedele alle proprie radici, alla band piace sperimentare nuovi percorsi. La title track “Lightning Bolt” e l’opening “Getaway” sono in pieno rock Pearl Jam, “Infallible” si porta più verso un rock post-moderno con elementi funk, mentre “Swallowed Whole” e “Future Days” contrappongono elementi folk e blues.

Nei primi mesi del 2018 esce il singolo “Can’t Deny Me", creando forti aspettative per un nuovo album di inediti. Un brano di protesta, quasi una sorta di lettera in musica, visti i molteplici riferimenti a Donald Trump e la presenza di suoni tipici della macchina da scrivere.
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