19.06.2013
Brooklyn Rider: l'evoluzione del quartetto d'archi
Se il quartetto d’archi è tra le forme di ensemble più tradizionali, Brooklyn Rider dimostra di possedere gli elementi essenziali per affermarsi anche nel mondo contemporaneo. I quattro musicisti – Johnny Gandelsman, Colin Jacobsen, Nicholas Cords ed Eric Jacobsen – si sentono a loro agio sia in un jazz club sia in una sala da concerto.
Uno dei punti di forza del gruppo è la sua devozione all’interpretazione rigorosa e accurata del tradizionale repertorio per quartetto quanto quella dedicata alla creazione di nuovi brani.
Nonostante la fama di quartetto eclettico la sua abilità sta proprio nell’approccio alla musica. Il risultato è che quando i Brooklyn Rider eseguono il repertorio classico è come se si ascoltasse con nuove orecchie.
I Brooklyn Rider sono l’evoluzione del quartetto d’archi: la loro scelta di cambiare look, l’approccio musicale e la struttura reinventata dei loro concerti mostra le potenzialità fino ad ora inespresse di questa formazione cameristica.
In questo CD di debutto su Mercury Classics, “A Walking Fire”, accostano il Quartetto n. 2 di Bartok con due nuovi lavori: “Culai” del giovane compositore Ljova, molto attivo nel campo delle colonne sonore, che si ispira alla musica gitana, e “Three Miniatures for String Quartet” di Colin Jacobsen, ricco di influenze tratte dal musica popolare persiana.
I Brooklyn Rider sono fortemente radicati nel tessuto culturale newyorkese: tra le loro collaborazioni troviamo progetti con Yo-Yo Ma (The Silk Road Project), il musicista iraniano Kayhan Kalhor e la superstar del banjo Béla Fleck. La loro costante curiosità nel ricercare repertori particolari li porta a commissionare spesso nuovi lavori a compositori ed artisti emergenti sulla scena internazionale.